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Apelle
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top
«Tutto trapunto con figure belle,
più che mai con pennel facesse Apelle.»
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso, XLVI, 84.)
Apelle (in greco antico Ἀπελλῆς?, Apellês; Colofone, 375-370 a.C. circa – Coo, fine IV secolo a.C.) è stato un pittore greco antico.
mwbgPlinio il Vecchio, al quale dobbiamo molta della nostra conoscenza di questo artista, da lui descritto nella mwbwmwcaNaturalis historia (libro XXXV), lo giudicò superiore agli artisti precedenti e successivi.cite-ref-nat-hist-xxxv-79-1-0[1] Egli collocò il mwdqmwdgfloruit di Apelle intorno alla 112ª mwdwOlimpiade (mwea332-mweq329 a.C.).
Contents
• Opera
• Lascito
• Note
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Biografia
Fu dapprima allievo di Eforo di Efeso, ma quando raggiunse una certa celebrità entrò a far parte della "scuola di mwhwSicione" divenendo allievo di mwiaPanfilo di Anfipoli e amico di mwiqMelanzio. Sommò così l'accuratezza dorica con la grazia ionica.
Introdotto, forse dallo stesso Panfilo, alla corte di mwiwFilippo II, ritrasse lui e il giovane mwjaAlessandro con tale successo che divenne il pittore ufficiale della corte macedone: il ritratto di mwjqAlessandro impugnante una folgore fu giudicato alla pari di mwjgAlessandro con la lancia dello scultore mwjwLisippo. Seguì Alessandro in Asia, quindi tornò a mwkaEfeso, dove si trovava certamente nel 334 a.C. per dipingere l'opera appena citata, e dimorò per un certo tempo a mwkqCoo (recandosi nella vicina mwkgRodi dove strinse rapporti con mwkwProtogene) e ad mwlaAlessandria alla corte di mwlqTolomeo I Sotere, prima di tornare a Coo dove eseguì ritratti di mwlgAntigono I Monoftalmo noti per il sapiente uso dello scorcio grazie al quale veniva mascherata la cecità del re,cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] e dove probabilmente morì alla fine del secolo. Scrisse un trattato di pittura, dedicato forse ad uno dei propri allievi, di nome Perseo, in cui sembra lodasse la superiorità di Melanzio per la composizione e di mwnwAsclepiodoro per la simmetria e la proporzione.
La sua abilità nel disegno diede luogo ad una tradizione di aneddoti riportati da mwoqPlinio il Vecchio. In uno di questi, Alessandro avrebbe chiesto ad Apelle di dipingere la sua favorita mwogCampaspe, di cui l'artista si innamorò durante l'esecuzione dell'opera. Allora Alessandro, resosi conto dal dipinto terminato che Apelle la amava più di quanto non la amasse lui, avrebbe donato la fanciulla all'artista.cite-ref-nat-hist-xxxv-79-1-1[1]
Un altro aneddoto è collegato ai rapporti del pittore con Tolomeo I Sotere. Quando era ancora generale di Alessandro, Tolomeo ebbe una grande antipatia per Apelle (entrambi erano al seguito di Alessandro). Molti anni dopo, quando il pittore si trovava ad Alessandria, il mwqabuffone di corte di Tolomeo consegnò ad Apelle un invito alla tavola di Tolomeo senza avvertire il re il quale, infuriato per l'arrivo inatteso chiese chi avesse avuto l'ardire di invitare l'artista. Con un pezzo di mwqqcarbone di legna Apelle disegnò un ritratto sulla parete; e subito, nei primi tratti dello schizzo, Tolomeo riconobbe il suo buffone.cite-ref-4[4]
Un altro aneddoto riguarda i rapporti con Protogene, che Apelle volle conoscere personalmente recandosi presso la sua casa a Rodi. Giunto a destinazione vi trovò una donna anziana che l'avvertì della momentanea assenza del pittore. Apelle andò allora verso un cavalletto e prese un pennello con il quale dipinse una linea colorata estremamente fine; quando Protogene ritornò esaminando la linea capì che soltanto Apelle avrebbe potuto fare un lavoro così perfetto; disegnò una linea ancora più fine sopra la prima e chiese alla sua serva di mostrarla all'ospite se fosse ritornato. Quando Apelle tornò e gli fu mostrata la risposta di Protogene, dipinse con un terzo colore una linea ancora più fine fra le prime due, non lasciando posto per un'altra. Nel vedere questo, Protogene ammise la sconfitta e uscì per cercare Apelle e incontrarlo di persona.cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]
Plinio riporta anche un certo numero di detti di Apelle, provenienti forse dal perduto trattato sull'arte della pittura. Uno di questi si riferisce alla sua abitudine di mostrare i suoi lavori nell'entrata della propria bottega e di nascondersi nelle vicinanze per sentire le osservazioni dei passanti. Quando un mwuacalzolaio osservò degli errori nella forma di una calzatura, Apelle corresse il dipinto quella stessa notte; la mattina seguente il calzolaio notò i cambiamenti e fiero del suo effetto sul lavoro dell'artista cominciò a criticare il modo in cui Apelle aveva dipinto il piede, al che Apelle emerse dal suo nascondiglio per dichiarare: mwuqmwugSutor, ne ultra crepidam (Ciabattino, non [andare] oltre le scarpe).
Le ultime parole che Plinio attribuisce ad Apelle si riferiscono alla diligenza del pittore nell'esercitarsi nella sua arte ogni giorno: mwvamwvqNulla dies sine linea (non un giorno senza [disegnare] una linea). La morte di Apelle è nel segno della mwvgmwvwhybris, giacché è punito per aver osato effigiare gli dei.cite-ref-7[7]
Opera
Tra i numerosi soggetti che le fonti riferiscono essere stati rappresentati da Apelle, nessuno dei quali ci è giunto, troviamo:
• mwbwAlessandro che impugna una folgore, uno dei molti che fece sia di Alessandro che di suo padre Filippo.
• mwcqmwcgAfrodite Anadiomene ("Afrodite sorgente dal mare"); si conoscono due redazioni di questo soggetto: una alla quale Apelle stava lavorando quando morì, e una precedente a cui Plinio collega la tradizione di aver usato come modella mwcwCampaspe. Secondo quanto riportato da mwdaAteneo di Naucrati, l'idea di mwdqAfrodite sorgente dal mare sarebbe invece stata ispirata da mwdgFrine, mwdwetera che durante i mweaMisteri eleusini non ebbe problemi nel nuotare nuda in mare.
• Un ritratto di mwegAntigono I Monoftalmo a cavallo, in una vista di tre quarti per celare abilmente l'occhio cieco di Antigono.
• mwfaArtemide circondata da un gruppo di fanciulle che offrono un mwfqsacrificio (basato su mwfgmwfwOdissea 6.102).
• I ritratti di mwhgClito e mwhwArchelao I di Macedonia.
• La processione del Sommo Sacerdote di Artemide a mwiqEfeso.
• Una mwiwgrande immagine allegorica rappresentante la mwjaCalunnia, che ispirò la mwjqmwjgCalunnia di Apelle di mwjwSandro Botticelli.
• Una mwkqCharis, personificazione della mwkgGrazia, ideale estetico di Apelle, dipinta a mwkwSmirne.
Apelle fu essenzialmente pittore di cavalletto e un certo numero di suoi dipinti furono portati a mwlqRoma, tra questi lmwlg'mwlwmwmaAfrodite Anadiomene e due composizioni che includevano un ritratto di Alessandro, mwmqCastore e Polluce con la Vittoria e Alessandro il Grande e la mwmgFigura della Guerra con le mani legate che segue la Biga Trionfale di Alessandro, che si trovavano nell'aula del Colosso nel mwmwForo di Augusto.
Tracce delle figure che dovevano far parte dellmwnq'mwngAllegoria della Calunnia, descritta da mwnwLuciano di Samosata, sono state rinvenute nella mwoaceramica apula contemporanea ad Apelle. Copia dellmwoq'mwogHercules aversus ricordato da Plinio a Roma nel tempio di Diana sull'Aventinocite-ref-8[8] sembra essere l'affresco con Eracle e Telefo della cosiddetta mwpwBasilica di Ercolano.
Secondo quanto riportato da Plinio,cite-ref-9[9] tutti i pittori greci fino ad Apelle incluso avrebbero dipinto utilizzando solo quattro colori (bianco, giallo, rosso e nero), notizia che però non si crede possa essere intesa alla lettera,cite-ref-10[10]cite-ref-11[11] dovuta forse addirittura a una svista di Plinio.cite-ref-12[12] Oltre alle capacità nel disegno e all'impiego della linea funzionale, che rimandano a Parrasio e alla pittura tradizionale e accademica, sono note tramite le fonti le sue capacità di colorista, soprattutto per quanto riguarda l'incarnato delle figure, e l'importanza che nelle sue opere doveva avere lo scorcio (lmwuq'mwugAntigono Monoftalmo e lmwuw'mwvaEracle di spalle). Quest'ultimo si sommava ad una ricerca luministica che avrebbe avuto molta importanza nella successiva pittura ellenistica; il ritratto di Alessandro con il fulmine, che si trovava esposto nell'Artemision di Efeso, era noto per i riflessi del fulmine che accentuavano la plasticità della figuracite-ref-13[13]cite-ref-14[14].
«Ad opera finita era solito dare ai suoi dipinti una velatura scura così sottile che, riflettendo, intensificava la lucentezza del colore mentre, allo stesso tempo, proteggeva il dipinto dalla polvere e dalla sporcizia e non era percettibile se non da vicino. Ma il suo scopo principale era di evitare che la brillantezza dei colori offendesse lo sguardo, dando la sensazione all'osservatore di guardare attraverso un velo di talco, cosicché aggiungeva un impercettibile tocco di severità ai colori particolarmente brillanti»
(Plinio, Naturalis historia, XXXV)
Lascito
La fama di Apelle era tale che molti pittori del mw1wRinascimento italiano hanno ripetuto i suoi soggetti. mw2aRaffaello si ritrasse come Apelle nella mw2qmw2gScuola di Atene e mw2wSandro Botticelli basò due pitture - la mw3amw3qNascita di Venere e la mw3gmw3wCalunnia di Apelle - sulla descrizione di suoi dipinti.
Nella cultura di massa
Famosa è la filastrocca popolare italiana dedicata ad Apelle e al suo fantomatico "padre" mw4gApollo (in realtà importantissimo dio dell'antichità classica):
Note
cite-note-nat-hist-xxxv-79-11. ↑ mw7aNat. hist., XXXV, 79.
cite-note-22. ↑ mw8aNat. hist., XXXV, 90.
cite-note-33. ↑ mw9aQuintiliano, mw9qInst. or., II, 13, 12.
cite-note-44. ↑ mw-qNat. hist., XXXV, 89.
cite-note-55. ↑ mw-qNat. hist., XXXV, 81.
cite-note-66. ↑ mwaqeGuillaume Apollinaire raccontò questa storia nel suo saggio mwaqiA proposito della pittura moderna, originalmente pubblicata in mwaqmLes Soirées de Paris, febbraio 1912. Questo saggio spiega come la semplicità sia la caratteristica dei più grandi artisti: gli esempi proposti sono il cerchio perfetto di mwaqqGiotto, disegnato a mano libera, e il granchio (tratto da mwaquZhuāngzǐ) che, dopo dieci anni di preparazione, fu disegnato con un solo colpo di pennello
cite-note-77. ↑ mwaqkGianpasquale Greco, mwaqomwaqsL'idea di morte d'artista e della sua sepoltura nel Seicento italiano, in mwaqwRivista d'Arte, vol.mwaq0 51, n.mwaq4 6, pp.mwaq8 185-212.
cite-note-88. ↑ mwarqNat. hist., XXXV, 94.
cite-note-99. ↑ mwargNat. Hist., XXXV, 32.
cite-note-1010. ↑ mwarwmwar0mwar4Apelle - Enciclopedia dell'arte antica, su mwar8Treccani. mwasaURL consultato il 30 settembre 2025.
cite-note-1111. ↑ mwasqmwasumwasyColore - Enciclopedia dell'arte antica, su mwascTreccani. mwasgURL consultato il 30 settembre 2025.
cite-note-1212. ↑ mwaswmwas0mwas4LacusCurtius • Roman Pigments (Smith's Dictionary, 1875), su mwas8penelope.uchicago.edu. mwataURL consultato il 30 settembre 2025.
cite-note-1414. ↑ mwatkNat. hist., XXXV, 92.
cite-note-1515. ↑ Per approfondire l'argomento consultare i due saggi contrapposti di mwat0Ernst Gombrich e Joyce Plesters raccolti in: Alessandro Conti, mwat4Sul restauro, mwat8Einaudi, 1988
Bibliografia
• Parte di questo articolo è ricavato dalla mwaumEnciclopedia Britannica mwauq1911-mwauu1912, ora in mwauypubblico dominio, tradotto in italiano.
• mwaugDomenico Mustilli, Apelle, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale, vol. 1, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1958.
• mwauoAntonio Giuliano, Arte greca : Dall'età classica all'età ellenistica, Milano, Il Saggiatore, 1987, pp. 1061-1064.
• mwau0Paolo Moreno, Apelle, in Enciclopedia dell'arte antica classica e orientale: Secondo supplemento, Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1994.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itApèlle, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaAlessandro Della Seta, APELLE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929.
• citerefbritannica-com(EN) Apelles, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwavg(EN) mwavkJohn J. Popovic, mwavoApelle, il pittore più grande dell'antichità, citazioni dalla mwavsmwavwNaturalis historia di Plinio.